Lonely Planet sceglie le Marche come miglior destinazione del 2020, seconda solo alla “Via della seta” in Asia centrale. Tra arte, natura e buona cucina ecco alcuni consigli su cosa visitare e su cosa mangiare

La celebre guida Lonely Planet ha inserito una regione italiana tra le migliori destinazioni del 2020, nella classifica Best in travel 2020 – Top ten regions. L’unica che declina il suo nome al plurale, ma forse anche una delle meno conosciute: le Marche. Secondo il team della casa editrice australiana è la seconda miglior destinazione dopo la “Via della seta” in Asia centrale. Ma se il nome di questa regione non vi ricorda nulla di così eclatante a livello turistico, basterà citare alcuni punti chiave: è la prima regione italiana per longevità e speranza di vita alla nascita, con una delle incidenze più alte di agricoltura biologica rispetto al totale della produzione agricola. Uno scrigno di cultura che si esprime in oltre cento teatri secolari, tra cui il bellissimo Sferisterio di Macerata; città-castello cinte da mura medievali intatte (Jesi), capitali artistiche rinascimentali come Urbino, eleganti piazze decorate dal marmo (Ascoli Piceno) e meraviglie naturali come le Grotte di Frasassi. E poi il Cònero, l’unico promontorio montuoso in riva al mare Adriatico centrale, che racchiude scenari caraibici come la spiaggia delle Due Sorelle, raggiungibili esclusivamente via mare. Le Marche sono famose anche per la moda: le scarpe del distretto di Fermo e Macerata e i cappelli realizzati a Montappone. O, ancora, il turismo religioso, con Loreto capitale Mariana, dove il suo santuario è meta di pellegrinaggio da tutta Europa. Visitare questa regione richiede una buona dose di curiosità e attitudine alla ricerca. I posti più suggestivi vanno appunto ricercati e per essere goduti appieno la cosa migliore sarebbe affittare una macchina. In questo modo si possono solcare strade che portano dal mare all’alta montagna, passando tra campagne che sono disegnate come mosaici. Senza perdersi le vie secondarie, che spesso sono le più belle.

La cucina è “di casa”

La cucina delle Marche è una cucina legata alla tradizione mezzadrile e popolare. Dosi “a occhio”, come insegna l’esperienza delle “vergare”, le vere matriarche contadine, e grande attenzione alle paste fatte in casa. Da questi presupposti, pescando nei prodotti dell’entroterra, sono nati i menu dei grandi chef italiani come Mauro Uliassi e Moreno Cedroni, entrambi concittadini di quella Senigallia con la sua spiaggia di velluto, la vera capitale della grande cucina d’autore odierna.

Cose mangiare (e bere) assolutamente nelle Marche

Le olive ascolane

Olive ripiene di carne avvolte da una croccante panatura la cui ricetta risale al 1800. La preparazione richiede diverse ore e ad Ascoli Piceno ogni famiglia ha la sua personale versione. Le differenze vengono dalla scelta delle carni, dall’uso delle spezie o del limone, dalla panatura e, ovviamente, dal tipo di oliva. Tradizionalmente sono realizzate con la “tenera ascolana”, una delle tre Dop italiane, ma la produzione è particolarmente limitata. Da gustare come street food o nell’antipasto misto all’italiana, onnipresente nei menu dei ristoranti della regione.

Il Ciauscolo

Il salume marchigiano per eccellenza; spalmabile, fatto con un impasto di carne suina, e lavorato con aglio e vino bianco. I marchigiani, contro ogni rivalità territoriale, ne sono orgogliosi.

I Vincisgrassi

L’antica lasagna della campagna marchigiana. Sette strati di pasta tirata a mano, bagnati da besciamella casalinga e da un ragù vecchio stile, dove domina il sapore delle regaglie. È il piatto della domenica, quello della nonna. Nato tra Ancona e Macerata alla fine del Settecento.

I “moscioli” selvatici di Portonovo

moscioli sono cozze “selvatiche” e sono il simbolo gastronomico di una delle più belle baie dell’Adriatico, nel comune di Ancona nel Parco del monte Cònero. Su spiagge con sassi bianchi grandi come uova, delimitate dalla vegetazione mediterranea, si nascondono chioschi gourmet in mezzo al profumo di ginepro e corbezzolo.

Brodetto di pesce: la zuppa dei marinai

Il brodetto nasce come piatto povero, dalla necessità di utilizzare anche il pescato meno richiesto dal mercato, meno pregiato e in quantità esigua, prima di tutto dai marinai, che lo cucinavano a bordo, con i pochi ingredienti che avevano a disposizione.

Il tartufo bianco pregiato di Acqualagna

In autunno guai a perdersi una trifola di tartufo bianco pregiato di Acqualagna. Nel nord delle Marche, ma anche su tutta la dorsale appenninica, è possibile mangiare questo tubero prelibato. Da assaggiare con le tagliatelle fatte in casa, opopure in una più semplice frittata, al ristorante come a casa.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e i rossi imperdibili

Il vino più premiato d’Italia. Un bianco che si comporta come un rosso e la cui versatilità si sposa sia con il pesce, sia con la carne. Vino principe per la cucina di mare, migliora negli anni e viene esportato in tutto il mondo. Un vino particolarmente pregiato, quanto a edizione limitata è il Lacrima di Morro d’Alba, il rosso che profuma di rosa, e la Vernaccia di Serrapetrona, spumante rosso particolarmente adatto a salumi o ai dolci.